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artisti sotto il vesuvioS'inaugurerà sabato 7 ottobre 2017, presso il Museo Gracco di Pompei, la nuova mostra di pittura “Artisti sotto il Vesuvio”. Madrina della serata Natalia Carillo, Presidente del Club Inner Wheel “Pompei – Oplonti – Vesuvio Est”. L'esposizione sarà visitabile fino al 19 novembre 2017.

Espongono: Angelo Balestrieri - Rosa Caiazzo - Antonio Carraturo - Giulia Cerchia - Giovanni Cirillo - Pascal Fiorentino - Margherita Formisano - Sofia Gallo - Michele Iovine  - Andreana Monaco - Gianpiero Raiola

Non si è mai troppo “grandi” per imparare. Questo è sicuramente vero per questi artisti, “giovani” non solo perché diversi di loro lo sono anagraficamente, ma anche perché da alcuni anni stanno seguendo seriamente un percorso di crescita artistica, che ha previsto lo studio di tecniche di disegno e pittura consolidate da una tradizione millenaria che affonda le sue origini nell'antica Pompei. Ciascuno ha già maturato, in modo differente, competenze ed esperienze che hanno prodotto i primi “frutti”.

Oltre 20 opere tra dipinti, ceramiche e sculture dell'opera di Tiberio Gracco tra il 1988 e il 2012 in mostra fino ad aprile 2016

Time - Tiberio Gracco 1988L’atmosfera scelta da Tiberio Gracco, ed esplorata con cura, è la notte, presente nei cromatismi varianti e digradanti dei blu e nei soggetti ritratti. La notte, dispensatrice del riposo, liberatrice degli affanni del giorno, è la madre del sonno e dei sogni, ma più profondamente di una dimensione libera d’indagine del sé, non legata a preconcetti, sovrastrutture e ragione, ma sciolta, selvaggia analisi introspettiva. Spesso, i protagonisti raffigurati hanno occhi socchiusi, dormienti danzanti privi di gravità, sono in attesa, protesi all’ascolto che solo una dimensione notturna e silenziosa può favorire e accompagnare. Anche la luna è spesso presente nell’iconografia dell’artista: come astro, delicato sorriso che taglia il blu della notte; come luce soffusa che illumina con finezza la raffigurazione conferendole un’aura mitica e magica; come monile, gioiello simbolico che richiama il ricorso periodico. Morire e divenire in una ricerca di formazione-configurazione che è tematica carissima all’artista richiamata, altresì, dalla chiocciola che è, iconograficamente, acconciatura e vezzo femminile, ma anche metafora di ciclicità. L’attenzione alla scoperta di ciò che sfugge all’uomo, pur appartenendogli fortemente, è nella presenza delle stelle,  forme stilizzate e veloci che sovrastano i protagonisti del dipinto, con l’accezione affascinante sia di simboli dell’ordine cosmico che di luminosi custodi. Dunque, negli “squilibri” dettati dalla fatica della ricerca e dalla sua immensità, ecco gli “equilibri” geometrici e spirituali dei punti di riferimento che orientano e vegliano: tutto, infine, è richiamato al bilanciamento, alla perfezione, alla catarsi.(...)
(...)Tra i numerosi pregi della complessa concezione che caratterizza l’opera di Tiberio Gracco, c’è la citazione simbolista, travalicata e sublimata in un sintetismo grafico-formale di grande raffinatezza, poiché, nell’artista, tutto è “sentire”: i soggetti ritratti non sono solo in ascolto, ma appaiono velati, trafitti dalle trasparenze, riflettono, inglobano ciò che li circonda. Tutto questo è espresso attraverso cromatismi essenziali di rara eleganza che rendono immediata la fruizione di una seppur complessa poetica di fondo. Vestali e oracoli, le donne di Gracco, raramente rivolgono lo sguardo verso l’osservatore, regine irraggiungibili di un mondo agognato dai mortali, scintille, riflessi e bagliori dello sguardo di Ecate.
Antonella Nigro

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