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La Donna, ma meglio sarebbe dire il principio vitale della natura, appare nelle sue tele come sorgente di vita, ma è anche àncora di salvezza alla quale tende la mano il naufrago che brancola tra i flutti di vita, con la certezza di poter in essa trovare sicuro rifugio [...] E nella rappresentazione della realtˆ immanente, modellata dal tempo e dalla materia, si eleva a protagonista assoluto l'Uomo, vera realtà trascendente dell'universo poetico di Gracco, [...] La sua pittura, lungi dall'essere cerebrale, trae dalla profondità del suo sentire quell'espressività densamente carica di significati simbolici, che fa esplodere nella ricchezza misurata nei colori il grido esistenziale che pervade direttamente il cuore di quanti hanno gli "occhi" per intendere.

Antonio Varone


Franco GraccoTra verità e realtà egli [Gracco] inserisce la passione d'esistere e la riscatta alla luce della sapienza [...] I personaggi di Gracco sono veri e propri presentimenti, dubbi, sospesi, lontani dalla finzione scenica, antichi e futuri, a tu per tu con la loro verità tutta chiusa dentro.
L'arte pensosa di Franco Gracco aleggia tra moralità e poesia ispirandosi, senza pregiudizi ed abbandoni, ai simboli espliciti di storie umane e sentimentali.

Angelo Calabrese


[...] in Gracco non c'è la tecnica ma quello che con essa esprime: miserie umane, disperazioni, ribellioni, paure. Ed è per questo che è nel nostro tempo e del nostro tempo.

Nicola Iovino

Io ripesco il latino per presentarvi Franco Gracco con due parole: Ecce homo! L'uomo del "momento di reazione" che saggista del corpo umano, chirurgo del disegno, pediatra di una tavolozza innocente di colore, dipinge con battito cardiaco e respiro regolare dando vita alle sue creature pittoriche, [...]

Luciano Beretta


Lo possiamo [...] definire l'artista dello spirito ed ogni suo personaggio è una creatura che palpita e vive all'unisono in qualsiasi espressione esteriore corporea come un'armonia vibrante verso una purificazione, verso l'appagamento della perfezione dell'IO.

Giovanni Vittori


Il pittore moderno è Franco Gracco, con studio a Pompei a pochi passi da quella Villa dei Misteri così elusiva e affascinante nell'impenetrabilità dei suoi arcani miti [...]: che dall'infanzia ha respirato quella atmosfera e inevitabilmente nella sua pittura ne trasfonde e richiama la presenza al punto che a una prima e più immediata (più superficiale) lettura il suo universo figurale sembrerebbe giungerci da un mondo classico. Ma poi, penetrando meglio nella apparente leggibilità dei suoi paesaggi e dei suoi personaggi, e riflettendo sulla sapiente composizione strutturale e tematica dei suoi quadri, la prima impressione a poco a poco si modifica, e s'insinua dentro di noi il legittimo dubbio che quelle figure, al contrario, rappresentino nella loro emblematicità i conflitti dell'uomo odierno, le lacerazioni del nostro tempo, [...]

Michele Prisco



Presentazione alla mostra
"il viaggio di Enea"

di Michele Prisco



A una prima e più immediata lettura l'universo figurale di Franco Gracco sembra giungerci da un mondo "classico", lontano, come se all'improvviso fossimo catapultati all'indietro e posti di fronte a un esempio di pittura murale, dove la tessitura cromatica, volutamente spenta, tende a neutralizzare la spazialità prospettica e offrirsi in superficie, un pò come succede a certi affreschi. E probabilmente, all'impiego dei mezzi espressivi usati dall'artista, non dev'essere stata estranea la suggestione della vicina Pompei, di quella Villa dei Misteri così elusiva e affascinante nei suoi arcani riti e miti, a pochi metri dalla casa dove Gracco s'è formato e vive, respirando perciò nell'aria, di continuo, il sentimento di quel mondo remoto. Ma poi, penetrando più a fondo nella apparente leggibilità dei suoi paesaggi e dei suoi personaggi, e riflettendo sulla sapiente composizione strutturale e tematica dei suoi quadri, a poco a poco la prima impressione si modifica, e s'insinua dentro di noi il legittimo dubbio che quelle figure, al contrario, rappresentino nella loro emblematicità i conflitti dell'uomo odierno, le lacerazioni del nostro tempo, e che il nostro tempo poche volte abbia trovato un suo preciso rispecchiamento come nel "racconto" pittorico di Gracco. E così anche la rivisitazione dell'Eneide assume un diverso e più profondo significato, e diventa semplicemente la spia d'un discorso generazionale ed esistenziale, al quale Gracco s'è consacrato sin dagli inizi della sua attività con assoluta coerenza e dedizione.
Perché Enea, l'"eroe" destinato dagli dei ad approdare sulle coste del Lazio per fondarvi una nuova civiltà, qui non è più il cieco strumento del fato sballottato in vicende tumultuose che la sua innata e pacata tristezza sembrerebbe rifiutare, ma è unicamente un uomo costretto dalle avversità del destino a lasciare la sua terra (di cui porterà sempre dietro, e dentro, il rimpianto e la nostalgia, che sono i suoi Penati, chiusi nella valigetta di fibra), per cercare altrove la propria identità: è, in altre parole, l'emigrato, l'immigrato, che vive il suo dramma intimo nel continuo dominio di sé in un mondo che ancora non l'ha assimilato e fa resistenza ad assimilarlo.
Allo stesso modo Turno non è più o non solo il superbo nemico acceso di guerresco furore che cerca d'impedire la missione di Enea, ma è "l'altro", quell'altro da noi - e che forse vive proprio dentro di noi - che si fa antagonista d'una lotta quotidiana che ha per posta la sopravvivenza; così come Didone e Lavinia, la donna abbandonata e la donna contesa, ridiventano l'espressione di quell'eterno femminino, per dirla con Goethe, che nella sua immutabile essenza sempre accompagna l'uomo durante il suo cammino. Più che di fronte alla rilettura d'un classico, insomma, siamo di fronte alla precisa simbologia d'una condizione umana. E tutto ciò Gracco rappresenta usando le apparenze accattivanti di una pittura che può ricordare i modi e i moduli di certa neofigurazione, dove persino i personaggi hanno una connotazione quasi oggettuale trattati, come sono, con una volumetrica scrupolosità; ma il suo impegno è più alto, la sua conquista è più stimolante, i suoi risultati più felici e autonomi.
Senza clamori o atteggiamenti appariscenti, ascoltando solo il richiamo della sua voce interiore, con questo ciclo Gracco è riuscito a darci una sua personale e autentica testimonianza ch'è reperto e diagnosi insieme e, pur serbandosi immune da ogni influsso e soggezione a mode, s'inserisce con naturalezza nelle coordinate estetiche del nostro tempo.


On a first immediate reading, Franco Gracco's figural universe seems to reach us from a "classic" world, far away, as if we had been suddenly catapulted in time and placed in front of an example of mural painting, where the chromatic weaving, deliberately faded, tends to neutralise the space perspective and to offer itself on the surface, a little as happens to certain affrescoes. And probably, in the use of the expressive means used by the artist, the suggestiveness of the nearby Pompei is not extraneous, nor is that Villa of the Mysteries so elusive and fascinating in its enigmatic rites and myths, only a few yards from the house where he lives breathing in the air, continuously, the sentiments of the remote world. But then, penetrating deeper into the apparent leggibility of his characters, and reflecting on the sapient structural and thematic composition of his paintings, little by little the first impression modified, and inside us a legitimate doubt is insinuated: that these figures, on the contrary, represent in their symbolism the conflicts of the man of today, the lacerations of our time, and that very rarely has our time found its precise mirroring as it does in Gracco's pictorial "tale". And so the revisit of Eneas assumes a deeper, different meaning, becoming simply the peephole of a generation and existential discourse to which Gracco has been consacrated since the beginnings of his activity with absolute coherence and dedication. For Eneas, the "hero" destined by the Gods to land on the coasts of Lazio to found a new civilisation, here is no longer the blind instrument of fate thrown into tumultuous happenings which his innate and calm sadness would seem to refuse, but is only a man forced by the adversities of Destiny to leave his homeland (he will always carry behind, and inside, the regret and nostalgia which are his Penates, closed in a cheap suitcase), to search elsewhere for his own identity: he is, in other words, the emigrant, the immigrant, who lives his own drama in continual self dominance in a world which has not yet assimilated him and which resists the assimilation. In the same way Turnus is no longer, or not only, the proud enemy fired by warlike fury who tries to obstacle Eneas' mission, but he is the "other", that other-than-us - who lives perhaps inside of us - who becomes antagonist or co-protagonist in a daily struggle whose prize is survival; as Dido and Lavinia, the woman abandoned and the woman contended, become the expression of the eternal female, as Goethe puts it, who in her unchanging essence, eternally accompanies Man on his way. In a word, more than in front of the reading of a classic, we are in front of the precise symbolism of a human condition. And Gracco shows all this using the seductive appearances of a painting which reminds us of the manner and the mudule of a certain neofiguration, where even the personages have a look almost of the object, treated as they are with a volumetric scrupulousness; but his dedication is higher, his conquests more stimulating, his results happier and more autonomous. Without clamor or flamboyance, listening only to the call of his internal voice, Gracco has succeeded in giving us, with this cycle, his personal and authentic testimony, together exhibit and diagnosis, and wich is, althoung immune from any suggestion or influence of fashion, inserted naturally in the aesthetic coordinates of our time.

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